Angelo Savelli
Angelo Savelli

Biografia
 Angelo Savelli nasce a Pizzo Calabro, Catanzaro, nel 1911. Dopo gli studi liceali a Vibo Valentia, nel 1930 si trasferisce a Roma; qui frequenta prima il Liceo Artistico e in seguito apprende l’arte dell’affresco sotto la guida di Ferruccio Ferrazzi presso l’Accademia Reale di Belle Arti, dove nel 1938 verrà chiamato per insegnare pittura, stringendo amicizia con Renato Guttuso, Giuseppe Capogrossi, Renato Marino Mazzacurati e altri esponenti della cosiddetta ‘scuola romana’.

La prima mostra personale dell’artista inaugura alla Galleria Roma nel dicembre del 1941, cui fanno seguito quelle alla Galleria del Ritrovo e alla Galleria San Marco, sempre nella capitale, dove partecipa inoltre alla VI Quadriennale.
Nel 1943 Savelli viene chiamato alle armi. Un anno dopo a Roma con Enrico Prampolini, Gino Severini, Pericle Fazzini, Virgilio Guzzi, e Joseph Jarema fonda l’Art Club, partecipando alle mostre organizzate al Cairo, Alessandria d’Egitto e Buenos Aires. Negli anni compresi tra il 1945 e il 1948 stringe amicizia con Piero Dorazio, Salvatore Scarpitta e Giulio Turcato; espone inoltre a Reggio Calabria, Milano, Venezia, Trieste e Roma. Inizia in questo periodo a praticare lo yoga e la meditazione, e il bianco comincia ad occupare un posto sempre più significativo nelle opere paesaggistiche e nelle rappresentazioni sacre, specialmente in seguito alla visita, nel 1946, ad una chiesa fiorentina interamente dipinta di bianco con solo pochi dettagli dorati, che colpisce profondamente la sensibilità dell’artista. Nel 1948 Savelli si trasferisce per un breve periodo nella capitale francese: il soggiorno parigino rappresenta un momento fondamentale per la poetica dell’artista, che opera un “azzeramento” delle precedenti pratiche artistiche, eseguendo numerosi disegni astratto-geometrici con l’impiego di sole linee e strutture essenziali. Tornato a Roma, prosegue la sua ricerca nella direzione dell’arte astratta, frequentando Afro Basaldella, Giuseppe Capogrossi e Alberto Burri. Tra il 1949 e il 1953 l’artista espone a Salisburgo e a Vienna, partecipa alla XXV e alla XXVI Biennale di Venezia, rispettivamente nel 1950 e nel 1952, e prende parte nuovamente alle mostre dell’Art Club organizzate in Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca.
Nel 1953 sposa Elisabeth Harold, giornalista americana conosciuta a Roma e, in seguito ad un viaggio a New York compiuto insieme, i due decidono di trasferirsi negli Stati Uniti. A New York Savelli entra in contatto con gli esponenti del nascente espressionismo astratto, Barnett Newman, Robert Motherwell, Philip Pavia, Ad Reinhardt, Franz Kline e Willem de Kooning, che affascinano e influenzano la poetica dell’artista calabrese.
Nel 1955 Savelli crea casualmente la prima serigrafia completamente bianca, mossa da segni e linee, e due anni più tardi vede la luce il primo dipinto consapevolmente bianco, “Fire Dance”: da questo momento in poi, l’artista elimina ogni colore dalla tavolozza, scegliendo di rappresentare la sua personale visione del mondo, spirituale ed astratta, attraverso il bianco, che diviene medium unico ed essenziale per ricoprire oggetti, realizzare dipinti, grafiche e architetture-ambiente, portandolo ad esplorare lo spazio e la geometria fino al microcosmo del “punto figura” ed oltre, verso la dissolvenza della materia in energia pensiero.
Angelo Savelli è uno dei primi artisti italiani chiamati ad insegnare nelle prestigiose università americane: nel 1960 viene invitato dall’University of Pennsylvania, Philadelphia, a riorganizzare il corso di laurea in arte e qui insegnerà, con l’amico Piero Dorazio, per oltre un decennio.
Nel 1982 viene a mancare la moglie Elisabeth, e l’artista attraversa un difficile periodo di depressione. L’anno dopo Savelli è l’unico artista italiano a ricevere l’importante premio dell’American Academy of Arts and Letters di New York, mentre nel 1984 il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano gli dedica la prima grande mostra antologica in cui figurano opere e installazioni del periodo “bianco”. Dopo numerose altre esposizioni in Italia e negli Stati Uniti, nel 1988 la RAI di New York gira e trasmette un documentario dedicato alla vita e all’opera di Savelli. Nei primi mesi del 1995 l’artista torna in Italia per seguire l’organizzazione di due importanti mostre a lui dedicate: la sala personale alla Biennale di Venezia e l’antologica al Museo Pecci di Prato, entrambe inaugurate nella primavera dello stesso anno, poche settimane dopo la scomparsa di Angelo Savelli.

 

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